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La provincia di Viterbo (l'antica Etruria Meridionale)
nota anche come Tuscia, è caratterizzata da un ambiente molto vario. In
un'area relativamente piccola sono condensati molti tipi di ambiente
naturale ancora integri e piacevoli.
Dal capoluogo Viterbo, centro amministrativo e fisico del territorio,
viaggiando verso ovest per 40 km si raggiunge il mare Tirreno, le ampie
spiagge attrezzate di Montalto Di Castro e Tarquinia così come i tratti
costieri ancora non antropizzati dove la rara macchia mediterranea ancora
resiste.
Verso nord a 20 km il lago balneabile e navigabile di Bolsena, adagiato al
centro di un enorme cratere vulcanico dove l'acqua confina con ridenti campi
coltivati, su cui affaccia Bolsena, la città che gli da il nome, i centri di
Montefiascone, Marta , Capodimonte, Gradoli. Poco più a nord si arriva ad
Acquapendente al confine con la provincia di Grosseto in terra toscana.
Verso sud a 10 km dal capoluogo, incastonato tra il verde che copre il parco
dei monti Cimini, preziosi dal punta di vista ambientale fitti di boschi di
faggio, rovere e castagno, c'è il lago di vico; anch'esso balneabile e
navigabile è interessante per le specie di uccelli migratori che ospita nei
periodi di passo.
Proseguendo a sud all'estremo della provincia è Sutri, ma prima di
arrivarvi, deviando di poco dalla S.S. Cassia, è facile perdere il conto
delle numerose attrattive che attirano gli amanti della archeologia. La zona
è nota per i molti siti archeologici: Blera o San Giovenale, solo per
citarne un paio, note per la presenza di tombe a tumulo o rupestri di
origine etrusca. Vale la pena visitare questi luoghi, tutti circondati dagli
integri boschi di rovere che si incuneano tra i campi coltivati attraverso
le forre dei fossi e giungono, ampliandosi imponenti, fino alle rive del
torrente Mignone.
A est da Viterbo si arriva presto alla valle del Tevere, che coincide in
molti tratti con l'arteria di Scorrimento A1 e la linea ferroviaria
Roma-Bologna. Su questo versante sono le zone di Castiglione in Teverina e
Civitella D'agliano, ricche di vini pregiati doc; la surreale Civita di
Bagnoregio, nota come la “città che muore”, arroccata su un ripido
promontorio circondato dalla valle dei calanchi; il paese di Orte, nodo
primario per i collegamenti stradali e ferroviari; Bomarzo con il “parco dei
mostri” della famiglia Orsini; Civita Castellana e i paesi che la circondano
(notevoli i resti dell'antica città romana di Falerii Novi) collegati dalla
via Flaminia fino ai confini con il Comune di Roma.
Tra questi confini oltre ai paesi e i siti citati, il territorio è
costellato da un firmamento di piccoli centri urbani di origine etrusca,
romana, medievale e rinascimentale, pieni di storia, cultura e arte,
sconosciuti ai più, ma proprio per questo ancora da scoprire e ricchi di
sorprese. Solo per citarne altri, tra i più noti, ricordiamo Tarquinia (40
km da Viterbo),famosa soprattutto per la preziosa necropoli etrusca dove
sono presenti numerose tombe dipinte di eccezionale rilevanza; Caprarola (25
km da Viterbo) con il celeberrimo Palazzo rinascimentale dei Farnese;
la rinascimentale Villa Lante (km 4 da Viterbo ) con lo splendido giardino
all'italiana; lo stesso centro storico medioevale di Viterbo (San
Pellegrino), ancora integro, con i suoi palazzi, le fontane, le chiese e le
strette viuzze.
Tutti i comuni presentano particolarità e attrazioni degne di attirare e
conquistare chi ama la storia, l'architettura, l'archeologia, le bellezze
naturali e non ultime le manifestazioni folcloristiche e religiose, le
numerose Sagre dei prodotti tipici locali (vino, olio, nocciole, castagne,
carne maremmana), le rievocazioni storiche.
Negli ultimi anni, inoltre, è iniziata a fiorire e sta continuando a
crescere una diffusa capacità ricettiva, caratterizzata dalla presenza di
numerose strutture a conduzione familiare di piccola e media entità (agriturismi
e bed and breakfast), dove la qualità degli alloggi, del servizio, della
cucina, è buona.
Inizia ora a diffondersi anche l'offerta di abitazioni da privati destinate
ad uso vacanze o soggiorni brevi, soprattutto attorno ai laghi, al mare e
nei centri storici più importanti.
Gli abitanti della Tuscia si stanno attrezzando in questo settore e a dargli
conforto è arrivata la notizia ufficiale dell'apertura a Viterbo del terzo
scalo aereoportuale del Lazio, che nel giro di pochi anni risulterà essere
il punto di arrivo di diverse centinaia di migliaia di viaggiatori
provenienti dall'Italia e dal mondo.
Tutto ciò rende la Tuscia una meta piacevole ed interessante, dove
riscoprire ciò che si è perso in molte parti d'Italia, una realtà dove non è
un semplice luogo comune parlare di vita a misura d'uomo.
Cenni su Viterbo
Viterbo è una città di 60.459 abitanti, capoluogo
dell'omonima provincia. Conosciuta in tutto il mondo come la Città dei Papi,
è situata al centro della provincia, a ridosso dei Monti Cimini e vicina al
Lago di Vico ed anche a quello di Bolsena.
Netta la differenza urbanistica fra il centro storico di stampo prettamente
medievale e la periferia caratterizzata da palazzi di concezione moderna.
Appena fuori del centro di Viterbo ci sono le rinomate Terme dei Papi e la
sorgente termale del Bullicame, citata anche da Dante Alighieri nel canto
XIV dell'Inferno, che alimenta la grande piscina natatoria della Terme dei
Papi e varie "pozze". Altre sorgenti, tutte appartenenti al bacino del
Bullicame alimentano altre "pozze" disseminate nella campagna circostante;
alcune di tali “pozze” gestite e mantenute da associazoni di cittadini
vengono utilizzate liberamente e gratuitamente dalla comunità locale in
qualunque ora del giorno o della notte. Nelle immediate vicinanze della
città c'è la necropoli etrusca di Castel d'Asso, e ad appena nove chilometri
le rovine della "splendidissima" Ferento dove spiccano i resti dell'antico
teatro romano ancora oggi funzionante e che tra l'altro ospita una ricca
rassegna di teatro estivo.
La storia
Si hanno tracce di insediamenti neolitici ed eneolitici e qualche segno
etrusco nella lontana storia di Viterbo, ma molti storici sono portati a
credere che nel periodo etrusco l'insediamento non raggiungesse lo stato di
vicus, a differenza degli storici quattrocenteschi che supponevano una
tetrapoli etrusca, fuorviati dalla sigla FAVL che secondo le teorie di frate
Annio, era formata dalle iniziali di quattro villaggi (Fanum, Arbanum,
Vetulonia, Longula).
Probabilmente dopo la conquista romana fu costituito in stazione militare,
chiamato Castrum Herculis per la presenza in loco di un tempio dedicato
all'eroe mitologico (il leone simbolo di Viterbo deriva da questo aneddoto).
La città medievale tuttavia trae origine da un "castrum", una fortificazione
longobarda posta al confine tra i loro possessi nella Tuscia e il ducato
bizantino di Roma: il colle di San Lorenzo, ricordato nella donazione di
Sutri tra i possessi che Liutprando promette alla Chiesa nel 729, fu
fortificato nel 773 da Desiderio, nell'ultimo periodo della sua contesa con
Carlo Magno. Dell'852 un documento papale che riconosce il Castrum Viterbii
proprietà delle terre di San Pietro, mentre Ottone I annovera il castello
tra i possessi della Chiesa.
Nel sec. XI, l' incremento demografico contribuì alla nascita di nuclei
abitativi fuori dal castrum, e, attorno al 1090, a un primo tratto di mura;
nel 1099 la scelta dei primi consoli sancisce il passaggio a istituzioni
comunali. È il XII secolo il periodo in cui Viterbo, libero comune, si
assicura il possesso di numerosi castelli: in tal senso la protezione di
Federico I (presente nella città nel 1162) , e il suo riconoscimento del
comune viterbese, conferisce legittimità alla sua politica di espansione.
Nel 1172 viene distrutta la città di Ferento il cui simbolo (una palma)
viene aggiunto a quello di Viterbo (il leone) emblema tutt'ora vigente,
attorno al 1190 viene assediata Corneto, l'imperatore attacca Roma con
l'esercito viterbese. Il "districtus" del comune aumenta considerevolmente.
Ulteriore elemento che accresce il prestigio e l'importanza politica di
Viterbo, è la sua elevazione a cattedra vescovile nel 1194 ai danni di
Tuscania, la cui precedente predominanza nella Tuscia romana viene meno.
All'inizio del XIII secolo la città viene inserita nell'orbita papale,
soprattutto con il disegno di Innocenzo III, che tentò di costituire uno
stato territoriale: Viterbo nel 1207 ospitò il Parlamento degli stati della
Chiesa. Tuttavia, insofferente per la presenza papale, la città invocò la
protezione di Federico II: si apre così fino al 1250 circa un periodo di
lotte interne tra guelfi (la famiglia dei Gatti) e ghibellini (i Tignosi).
Si inserisce in questo contesto di aspre lotte civili e religiose la vita
della più illustre figlia di Viterbo: Santa Rosa (da Viterbo), che visse tra
il 1233 e il 1251. Si ricordano non solo suoi miracoli in vita e post mortem,
ma anche, benché fosse giovanissima morendo ad appena 18 anni, la sua
coraggiosa predicazione contro gli eretici e i ghibellini, che animò i
Viterbesi a resistere contro l'assalto dell'esercito di Federico II.
Il fallito assedio di Federico II nel 1243, e il successo dei Guelfi
sancisce per la seconda metà del XIII secolo la definitiva politica
filo-papale: la famiglia dei Gatti monopolizza le cariche municipali e i
pontefici scelgono Viterbo come sede papale. L'episodio discriminante, che
attira l'attenzione su Viterbo, è l'elezione pontificale di Gregorio X: i
cardinali che dovevano eleggere il successore di Clemente IV si riunivano
inutilmente da quasi tre anni, quando il popolo viterbese sdegnato di tanto
indugio, sotto la guida del Capitano del popolo Raniero Gatti, giunse alla
drastica decisione di chiudere a chiave i cardinali nella sala dell'elezione
(clausi cum clave), nutrirli a pane e acqua, e scoperchiare il tetto
lasciandoli alle intemperie, finché non avessero eletto il nuovo Papa; così
abbastanza rapidamente i cardinali scelsero il piacentino Tedaldo Visconti,
che era arcidiacono di Liegi (quindi neanche prete). Il nuovo papa prenderà
il nome di Gregorio X ( 1271 ). Il nuovo papa, vista la bontà della
"clausura", stabilì che anche le future elezioni papali avvenissero in una
sede chiusa a chiave: era nato il Conclave ! Dal 1261 al 1281 in Viterbo si
tennero ben cinque conclavi. Nell'ultimo di questi il popolo sobillato da
Carlo d'Angiò, irruppe nella sala del conclave e mise al carcere duro il
cardinale Matteo Orsini. Il nuovo papa che uscì da questo conclave funestato
dall'invasione del popolo viterbese fu un francese, proprio come voleva
Carlo d'Angiò. Martino IV, appena eletto, anziché ringraziare i viterbesi
che mettendo in difficoltà i cardinali della famiglia Orsini, avevano
favorito la sua elezione, lancerà sulla città di Viterbo un pesante
interdetto e l'abbandonerà in fretta e furia con tutta la corte pontificia.
Si chiude con questo spiacevole episodio, il periodo aureo di Viterbo. I
papi non verranno più ad abitare in questa splendido comune dell'alto Lazio.
Infatti, con la curia papale a Viterbo, questa città aveva raggiunto il suo
massimo splendore. Economico, come centro posto lungo vie di comunicazione
importanti, e architettonico, con l'edificazione di edifici pubblici
municipali, torri, chiese nel fiorire dello stile gotico che i cistercensi
avevano inaugurato nel luogo con l'Abbazia di S. Martino al Cimino.
L'esilio avignonese dei papi contribuì alla decadenza della città e al
riaprirsi delle lotte interne. L'effimera ricostituzione del Patrimonio di
S. Pietro del cardinale Egidio Albornoz, non impedì ai nobili Gatti e ai
prefetti di Vico di imporsi, con istituzioni ormai di tipo signorile, a
Viterbo. L'età moderna per Viterbo è un periodo di scarsa vitalità,
economica e culturale: dal XVI secolo la città segue le sorti dello Stato
della Chiesa e vede tramontare del tutto la vocazione internazionale che
aveva assunto nei secoli del basso medioevo.
Viterbo nel 1867 con la colonna garibaldina Acerbi fu testimone della
sfortunata Campagna dell'Agro Romano per la liberazione di Roma conclusa a
Mentana il 3 novembre con la sconfitta di Garibaldi da parte dei pontifici e
francesi.
Con l'unità d'Italia, aggregato quasi tutto il Lazio nella provincia di
Roma, Viterbo perse la qualifica di capoluogo, che le fu restituita solo nel
1927.
I principali monumenti
Il centro di Viterbo offre numerosissime oltre che importanti opere d'arte.
La più famosa è certo il Palazzo dei Papi, costruito fra il 1255 e il 1266
sul colle di San Lorenzo per proteggere il pontefice, con la celebre loggia
formata in un solo lato da sette archi sorretti da esili colonnine binate
che si intrecciano formando una elegante trabeazione. Dalla loggia si entra
nella grande Sala del Conclave, teatro della famosa elezione di papa
Clemente X (vedi sopra).
Accanto al Palazzo dei Papi sorge anche il Duomo cattedrale, dedicato a San
Lorenzo. Poco distante da piazza del Duomo si estende il vecchio quartiere
medievale, conservato quasi integro, di San Pellegrino. Interessante anche
la Piazza del Plebiscito, meglio conosciuta dai Viterbesi come "Piazza del
Comune" dove ha sede il Municipio e la Prefettura. A lato del Corso, la
Chiesa di Santa Rosa, edificata su una piccola altura accanto alla casa
della patrona di Viterbo. Degni di menzione anche la Piazza della Rocca,
Piazza Fontana Grande, la torre del Branca detta della Bella Galliana vicino
alla Porta Faul, le mura con le 2 porte principali (Porta Romana e
Fiorentina). Antichissima è la chiesa di San Silvestro.
La Chiesa di Santa Maria Nuova è una delle più antiche di Viterbo: risale,
infatti, al 1080. Fu edificata sui resti di un tempio dedicato a Giove
Cimino, la cui testa scolpita (che molti credettero in passato raffigurasse
Gesù) si sporge sopra il portale. In un angolo esterno dell'edificio, figura
un pulpito in pietra cui si accedeva tramite una scala di legno. Da esso
predicò, nel 1266, San Tommaso d'Aquino. All'interno è conservata una
collezione di pittura viterbese del periodo che va dal XIV al XVI secolo.
Nella navata di sinistra, in fondo, si trova un pregevole trittico bizantino
del 1180 di cuoio che raffigura il Cristo. Le navate laterali presentano un
soffitto retto da capriate lignee e decorato da formelle in ceramica. A un
lato dell'altare maggiore, è posto un ingresso all'antica cripta
paleocristiana. Una scala posta all'esterno dell'abside conduce ad un
chiostro, erroneamente definito "longobardo". Il chiostro è rimasto sepolto
e sconosciuto fino agli anni '80 (non esistevano riferimenti o testimonianze
che ne suggerissero l'esistenza), finché il crollo di un'ala del refettorio
non ha condotto alla sua scoperta.
Fuori dal centro ma sempre nel territorio comunale importantissima è la
Necropoli di Castel d'Asso, la prima ad essere scoperta cronologicamente, e
si suppone a suo tempo la più vasta. A due chilometri da Viterbo, uno dei
più notevoli esempi di arte rinascimentale italiana: la Basilica della
Madonna della Quercia, primo monumento nazionale viterbese; sulla facciata
maestosa si possono ammirare tre lunette di Andrea della Robbia, all'interno
della chiesa pitture di fra Bartolomeo della Porta, soffitto a cassettoni
della navata centrale, progettato da Antonio da Sangallo il giovane,
tempietto di Andrea Bregno. Nella frazione di Bagnaia, importantissima è la
Villa Lante, definita dal Sitwell: One of the most beatiful places in the
world.
Particolari della città sono anche le numerose gallerie sotterranee scavate
nel tufo, che mettono in comunicazione gran parte degli edifici del centro
storico. Oggi sono utilizzate come cantine; sono state utilizzate ancora
nella Seconda guerra mondiale come rifugio della popolazione durante i
bombardamenti aerei che colpirono duramente la città nel 1943-44.
Musei
- Museo Nazionale Etrusco, allocato nella Rocca dell'Albornoz
- Museo Civico, riaperto negli spazi del convento di S. Maria della
Verità nel 1994
- Museo della Ceramica della Tuscia, aperto nel 1996
- Museo del Colle del Duomo, in piazza san Lorenzo
Tradizioni e feste
- 25 marzo, Fiera dell' Annunziata.
- primavera\estate: Festival Barocco, rassegna internazionale di musica
classica.
- 4 settembre festa di Santa Rosa, com-patrona della Città.
- La sera precedente, il 3 settembre, avviene il trasporto della
Macchina di Santa Rosa, imponente costruzione votiva trasportata dai
Facchini di Santa Rosa.
- Settembre Viterbese, un mese di festeggiamenti e eventi.
Le vie di comunicazione
Il collegamento ferroviario con Roma è assicurato dalla linea FR3. Collocata
strategicamente tra Firenze e Roma, la città di Viterbo rinunciò
volontariamente ad accogliere nel proprio territorio la linea ferroviaria
veloce, che fu così spostata verso Orte. Ad oggi i tempi di percorrenza via
treno tra Roma e Viterbo sono di circa 1 ora e 40 minuti per 80 chilometri
di percorso.
· Il collegamento su strada con Roma è assicurato dalla via Cassia. È stato
inoltre realizzato un raccordo a doppia corsia con il casello autostradale
di Orte, in procinto di essere prolungato fino a Civitavecchia, collegando
così la città portuale, Viterbo, Terni e Rieti. Per cui la città, più che
con la capitale, ha preferito un migliore collegamento con la vicina Umbria
in asse con l'interporto di Civitavecchia.
A pochi chilometri è stato appena approvato dalle autorità nazionali
competenti il terzo scalo aereoportuale del Lazio (dopo Roma e Ciampino). Si
prevede l'inizio del servizio voli di linea a partire dal 2010
La macchina di santa Rosa a Viterbo
La Macchina di Santa Rosa è una monumentale costruzione votiva, che viene
trasportata per le vie del centro storico di Viterbo da circa 100 facchini
la sera del 3 settembre di ogni anno, vigilia della ricorrenza della festa
della Santa Patrona (in realtà si tratta di compatrona, essendo San Lorenzo
il vero patrono di Viterbo). Essa è infatti l'evoluzione straordinaria di un
normale baldacchino da processione; al culmine della Macchina è sempre posta
una statua della Santa Patrona, e il trasporto è sempre fatto in suo onore e
in suo trionfo, anche se da oltre due secoli gli è stato tolto l'originario
carattere di processione religiosa, per lasciare solo il carattere di
manifestazione civile.
La Macchina viene realizzata da un costruttore, scelto dalla Città di
Viterbo con pubblico appalto ogni cinque anni. Il Capitolato prevede la
costruzione di una macchina alta 28 metri sopra la spalla dei facchini che
raggiunge quindi circa 29,50 metri da terra, e fissa alcune misure limite,
anche in base alle vie del centro storico, che nei punti più stretti vedono
la Macchina sfiorare grondaie e balconi. Nel passato, la macchina ebbe
prevalentemente l'aspetto di un campanile gotico, illuminato con torce e
candele, da cui la tradizionale definizione di "campanile che cammina".
Nella seconda metà del Novecento, a partire dallo straordinario "Volo
D'Angeli" costruito da Giuseppe Zucchi, sono subentrate forme più moderne o
avveniristiche, come per l'attuale "Ali di Luce", realizzata per il
quinquennio 2003-2007 dal progettista Raffaele Ascenzi e dal costruttore
Contaldo Cesarini impiegando materiali altamente tecnologici, fibre, leghe
leggere, e sorgenti luminose diverse, che valorizzano le forme artistiche
dei rivestimenti in cartapesta.
È l'avvenimento principale dell'anno cittadino, capace di catalizzare e
monopolizzare l'attenzione dell'intera città. Fin dal pomeriggio le vie del
centro storico vanno riempiendosi di cittadini e visitatori, in attesa di
essere immersi nel buio della sera (tutte le luci pubbliche e private sono
rigorosamente spente), con l'improvviso sfolgorare del gigantesco campanile
che squarcia le tenebre. Il trasporto inizia nella piazza di San Sisto, a
ridosso di Porta Romana, dove la Macchina è stata assemblata, celata fino
all'ultimo momento da un'imponente impalcatura coperta con dei teli. Le ore
che precedono il trasporto prevedono una serie di verifiche e infine
l'accensione delle luci che fanno parte della costruzione, alcune
elettriche, moltissime a fiamma viva.
Il percorso, lungo circa 1.200 m, si svolge nelle vie abbuiate e giunge fino
al Santuario di Santa Rosa. Durante il trasporto in Via Garibaldi, Via
Cavour, Via Roma, Corso Italia e la salita di Via di Santa Rosa si
effettuano cinque fermate
-
Piazza Fontana Grande
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Piazza del Plebiscito (di fronte al Comune)
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Piazza delle Erbe
-
Corso Italia (davanti alla Chiesa del Suffragio)
-
Piazza Verdi o del Teatro.
La "Macchina" viene fermata infine davanti al Santuario,
dove rimane per alcuni giorni successivi al trasporto.
Il trasporto viene trasmesso spesso in diretta da alcune emittenti
televisive Parte delle informazioni presenti su questa
pagina sono tratte dal sito www.wikipedia.org rispettando la GNU Free
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